COMUNICATO STAMPA DELLA FRATERNITA’
La Fraternità di San Francesco esprime la propria preoccupazione sul delicato momento che il mondo religioso e cristiano sta attraversando, caratterizzato da tensioni, contrapposizioni, esclusioni e da un progressivo indebolimento del dialogo fraterno tra le diverse confessioni. Viviamo in un’epoca nella quale si parla molto di diritti civili, inclusione, rispetto delle persone e delle loro differenze. Tuttavia, assistiamo allo stesso tempo ad un fenomeno preoccupante “la libertà religiosa che sembra essere diventata un tema secondario, quasi marginale, nel dibattito pubblico e persino all’interno delle stesse comunità religiose”.
La libertà religiosa non può essere considerata un privilegio concesso da qualcuno. Essa è un diritto fondamentale della persona umana, riconosciuto dalla coscienza, dalla storia e dalle principali dichiarazioni internazionali sui diritti dell’uomo. È il diritto di credere, di professare la propria fede, di organizzarsi comunitariamente e di vivere la propria spiritualità senza discriminazioni, senza persecuzioni e senza essere considerati cristiani di serie A o di serie B. Purtroppo, negli ultimi anni, stiamo assistendo ad una recrudescenza di atteggiamenti che pensavamo appartenessero ad un passato ormai superato. Si moltiplicano dichiarazioni di esclusione, prese di distanza, condanne reciproche e persino richiami a pratiche che ricordano le antiche scomuniche e le delegittimazioni ecclesiastiche. Il caso di Don Alessandro Maria Minutella e di moltissimi altri religiosi della sua comunità, ma anche di molte altre, sono l’esempio lampante di questa assurda pochezza da parte della Chiesa. Riteniamo che questa non sia la strada indicata dal Vangelo. Cristo non ha fondato una comunità di privilegiati. Non ha creato un’élite spirituale incaricata di decidere chi sia degno della salvezza e chi invece debba esserne escluso. Al contrario, il Signore ha insegnato l’amore, la misericordia, il dialogo, il perdono e l’accoglienza.
La Fraternità di San Francesco crede fermamente che nessuna Chiesa, nessuna confessione religiosa, nessun vescovo, patriarca o altra autorità possa considerarsi proprietaria esclusiva della fede cristiana. La fede non è una proprietà privata, non appartiene ad un’istituzione, non appartiene ad una giurisdizione e non appartiene ad un titolo ecclesiastico. La fede appartiene a Dio. Essa vive nel cuore degli uomini e delle donne che cercano sinceramente Cristo e che si impegnano quotidianamente a testimoniare il Vangelo attraverso le opere di carità, la preghiera e il servizio verso il prossimo. Per questo motivo guardiamo con preoccupazione al crescente diffondersi di atteggiamenti esclusivisti, secondo i quali una determinata comunità religiosa sarebbe l’unica depositaria della verità, mentre tutte le altre sarebbero prive di validità, di legittimità o addirittura della presenza della grazia di Dio.
Tale impostazione non favorisce l’unità dei cristiani, non favorisce il dialogo, non favorisce la missione evangelizzatrice e non favorisce la pace. Essa produce solamente divisioni, contrapposizioni e ferite che finiscono per allontanare molte persone dalla fede e dalla vita ecclesiale.
Particolarmente doloroso appare il fatto che, mentre da una parte si proclama l’ecumenismo, il dialogo interreligioso e la fraternità universale, dall’altra parte (nel suo interno) continuino ad esistere atteggiamenti che negano dignità ecclesiale a coloro che vivono la propria fede all’interno di percorsi differenti.
Come possiamo affermare di essere fratelli e sorelle in Cristo se poi rifiutiamo di riconoscere l’esistenza e la dignità spirituale di altre comunità cristiane? Come possiamo parlare di unità quando alimentiamo continuamente divisioni? Come possiamo predicare la fraternità se continuiamo a costruire muri?
La Fraternità di San Francesco ritiene che il rispetto reciproco debba essere ristabilito come principio fondamentale della convivenza tra tutte le confessioni cristiane e tra tutte le religioni. Cattolici, ortodossi, anglicani, veterocattolici, orientali, protestanti e tutte le altre comunità cristiane condividono la medesima chiamata ad annunciare Cristo al mondo. Le differenze teologiche esistono e continueranno ad esistere. Esse fanno parte della storia, fanno parte delle diverse tradizioni, ma non possono diventare motivo di odio, disprezzo o esclusione.
Negli ultimi anni osserviamo inoltre un fenomeno particolarmente preoccupante in alcune realtà ecclesiali, della progressiva trasformazione delle strutture di governo della Chiesa in sistemi sempre più autoreferenziali. In diversi contesti si percepisce il rischio che alcune diocesi e alcune giurisdizioni ecclesiastiche si trasformino in veri e propri feudi, dove l’autorità viene interpretata come potere e non come servizio. Il ministero episcopale non è stato istituito per dominare. È stato istituito per servire, non per dividere. Il vescovo deve unire, non per escludere.
Purtroppo, non raramente assistiamo a situazioni nelle quali sembra che alcuni uomini di Chiesa si attribuiscano prerogative che appartengono soltanto a Dio, arrivando a presentarsi come arbitri assoluti della salvezza. La Chiesa non può trasformarsi in un tribunale permanente. La Chiesa deve essere una casa aperta, una casa di misericordia, una casa di riconciliazione e di speranza.
Prendiamo inoltre atto che in numerosi Paesi, compresa l’Italia, le istituzioni civili e giudiziarie stanno progressivamente riconoscendo la legittimità dell’esistenza di molte comunità ecclesiali e di molti vescovi che operano al di fuori delle strutture storicamente dominanti. Tuttavia, desideriamo ribadire un principio fondamentale “la fede non può essere fondata su un accordo concordatario”. Le leggi dello Stato possono disciplinare gli aspetti giuridici delle comunità religiose, ma non posso, anzi, non devono determinare la presenza della grazia di Dio. La fede nasce dall’incontro personale con Cristo. Essa appartiene alla sfera più profonda della coscienza umana. Nessuna autorità terrena può monopolizzarla, nessuna autorità terrena può rivendicarne l’esclusiva.
Quindi, nello spirito del Serafico Padre San Francesco d’Assisi, la Fraternità di San Francesco rigetta ogni forma di scomunica, delegittimazione o esclusione utilizzata come strumento di lotta ecclesiastica. Esprimiamo la nostra vicinanza a tutti quei religiosi, religiose, sacerdoti, diaconi, vescovi e fedeli che, in coscienza e con sincerità di cuore, cercano di vivere il Vangelo nella fedeltà a Cristo, pur percorrendo strade ecclesiali differenti.
La nostra convinzione è semplice e profonda: La fede non è il Papa, la fede non è il Patriarca, la fede non è il Vescovo, la fede non è una struttura, la fede non è una giurisdizione. La fede è Cristo. Ed è Cristo che deve tornare ad essere il centro della vita della Chiesa.
La Fraternità di San Francesco auspica che tutte le comunità cristiane possano riscoprire il valore del dialogo, dell’umiltà, del rispetto reciproco e della fraternità evangelica. Solo così potremo offrire al mondo una testimonianza credibile. Solo così potremo costruire ponti anziché muri. Solo così potremo mostrare che l’amore di Cristo è più forte delle nostre divisioni.
UFFICIO COMUNICAZIONI
Fraternità di San Francesco
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