Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli: «Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze. E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo. Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri! Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli». Parola del Signore
Fratelli e sorelle carissimi, la Parola di Dio di questa XII Domenica del Tempo Ordinario è attraversata da un invito che Gesù ripete più volte nel Vangelo, un invito che sembra semplice ma che in realtà tocca il punto più fragile e profondo del nostro essere, quel luogo segreto dove custodiamo tutte le nostre incertezze e le nostre paure più nascoste, “Non abbiate paura”, è una parola che arriva dritta al nostro cuore come una carezza e insieme come una scossa, perché tutti, in modi diversi, conviviamo con qualche paura, chi ha paura della malattia che potrebbe arrivare improvvisa, chi ha paura della solitudine che si fa pesante nelle sere silenziose, chi teme il futuro che non si vede, chi è angosciato per le difficoltà economiche che stringono la gola, chi trema al pensiero della sofferenza o del giudizio degli altri che può ferire più di una spada, e il Signore oggi non ci dice che queste realtà non esistono, non ci promette una vita senza ostacoli né dolori, non ci illude con una felicità fasulla e senza crepe, ma ci invita a non lasciare che sia la paura a guidare la nostra vita, a non consegnarle le chiavi del nostro cuore, a non farle diventare la padrona delle nostre scelte e dei nostri giorni.
Nella prima lettura il profeta Geremia vive un momento molto difficile, è circondato da persone che lo criticano e attendono una sua caduta, sente attorno a sé il sussurro maligno di chi spia i suoi passi e desidera vederlo inciampare, si sente perseguitato e solo, come un uomo in mezzo a una folla ostile che non aspetta altro che la sua rovina, eppure, nel mezzo della prova, nel cuore stesso della tempesta, trova la forza di dire una parola che suona come un grido di vittoria anticipata, “Il Signore è al mio fianco come un prode valoroso”, Geremia non nega la sofferenza che sta vivendo, non finge che tutto vada bene, non indossa una maschera di serenità quando dentro è dilaniato, ma sceglie di guardare oltre il problema, sceglie di alzare lo sguardo al di sopra delle onde che minacciano di sommergerlo, sceglie di fidarsi della presenza di Dio anche quando tutto intorno sembra crollare, e questa, fratelli e sorelle, è una lezione preziosa anche per noi, perché quando arriva una difficoltà, quando la vita ci mette alla prova con le sue mani ruvide, spesso rischiamo di concentrarci solo su ciò che non va, di fissare lo sguardo sul buco nero della nostra ansia, di girarci intorno come in un labirinto senza uscita, pensiamo continuamente al problema, lo rimasticamo, lo ingigantiamo, lo alimentiamo con le nostre preoccupazioni, e finiamo per sentirci schiacciati, come se quel peso fosse troppo grande per le nostre spalle, ma la fede, invece, ci insegna a ricordare che il Signore non ci lascia soli, che non siamo abbandonati in mezzo al mare in tempesta, che c’è una presenza fedele che cammina accanto a noi anche quando non la vediamo, e un primo impegno concreto che possiamo portare a casa da questa Parola è proprio quello di portare nella preghiera le nostre preoccupazioni prima ancora di cercare soluzioni umane, di affidare a Dio i nostri timori prima di correre a risolverli con le nostre forze, di deporre ai suoi piedi il fardello che ci opprime prima di provare a sollevarlo da soli, perché chi prega non elimina i problemi, non li cancella con un colpo di spugna, ma smette di affrontarli da solo, scopre che c’è un alleato più forte di qualsiasi avversità, impara che la solitudine davanti alle prove è una menzogna che la paura ci sussurra all’orecchio.
Nella seconda lettura san Paolo ci ricorda una verità fondamentale che dovremmo tenere sempre scolpita nel cuore, il peccato è entrato nel mondo attraverso Adamo, è vero, la fragilità, l’egoismo, la tendenza al male fanno parte della nostra storia umana, sono una ferita antica che portiamo con noi fin dalle origini, ma attraverso Cristo è arrivata una grazia ancora più grande, una grazia che non si limita a riparare il danno ma lo supera abbondantemente, una grazia che trasforma la debolezza in forza e la colpa in perdono, e l’apostolo vuole farci capire una cosa che cambia il modo di guardare la nostra vita, il male non ha l’ultima parola, non è il padrone della storia, non è il destino a cui siamo condannati, la misericordia di Dio è sempre più forte delle nostre fragilità, è più grande dei nostri peccati, è più potente delle nostre cadute, e quante volte, invece, ci scoraggiamo per i nostri limiti, per gli errori che continuiamo a ripetere nonostante le buone intenzioni, per quelle debolezze che ci sembrano incurabili e che ci fanno sentire inadeguati e perdenti, Paolo ci invita invece a guardare alla grazia di Dio, a non fissare lo sguardo sulle nostre miserie ma sull’amore che le accoglie e le risana, a non restare prigionieri del senso di colpa ma ad aprirci al perdono che rigenera, perché nessuno è così lontano da non poter essere raggiunto dall’amore del Signore, nessun abisso è così profondo che Lui non possa scendervi per prendere per mano e riportare alla luce, nessuna ferita è così grave che la sua misericordia non possa guarire, e per questo il cristiano non vive nella rassegnazione, non si lascia andare a quel grigio scoramento che spegne ogni entusiasmo, ma vive nella speranza, nella certezza che la grazia è più grande del peccato e che l’amore vince sempre, ogni volta che ci rialziamo, ogni volta che torniamo al Signore con sincerità e umiltà, ogni volta che riconosciamo il nostro bisogno e ci affidiamo a Lui, la grazia continua a operare nella nostra vita, continua a tessere il suo disegno di salvezza, continua a trasformarci lentamente ma inesorabilmente a immagine del Figlio.
Nel Vangelo Gesù parla ai suoi discepoli e li prepara alle difficoltà che incontreranno lungo il cammino, non li illude con promesse di successo e di popolarità, non li nasconde la durezza della missione che li aspetta, ma li avverte che seguirlo comporterà incomprensioni e prove, che saranno fraintesi, derisi, forse perseguitati, che la loro parola non sarà sempre accolta e il loro esempio non sempre seguito, eppure, per tre volte, come un ritornello che vuole entrare nel profondo del loro cuore, ripete quella parola che è il cuore di tutto il suo messaggio, “Non abbiate paura”, sa che la paura è il nemico più insidioso, quello che paralizza, che blocca, che fa rinunciare prima ancora di cominciare, e vuole che i suoi discepoli vivano nella fiducia, che camminino con leggerezza anche quando il sentiero si fa ripido, che non si lascino rubare la gioia dalle preoccupazioni del domani, poi pronuncia parole molto profonde che ci interpellano ancora oggi con la loro forza sconcertante, “Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima”, e con queste parole Gesù ci ricorda che esiste qualcosa di più importante del successo, della sicurezza materiale, dell’approvazione degli altri, esiste la nostra relazione con Dio, esiste l’integrità della nostra coscienza, esiste la fedeltà a ciò che siamo e a ciò in cui crediamo, e quante volte, anche oggi, rischiamo di nascondere la nostra fede per timore del giudizio altrui, di tacere per paura di essere derisi, di adattarci al pensiero dominante per non sentirci esclusi, di mettere da parte i valori del Vangelo per non apparire fuori moda, il Signore ci invita invece a vivere con semplicità e coerenza il Vangelo, a non vergognarci di appartenere a Lui, a portare la luce della nostra fede con naturalezza e senza paura, perché quella luce è un dono prezioso che non abbiamo il diritto di nascondere, ma che siamo chiamati a condividere con chi incontriamo lungo la strada.
Infine Gesù ci dona una delle immagini più tenere e più belle di tutto il Vangelo, una di quelle immagini che restano impresse nel cuore e che tornano a consolarci nei momenti bui, dice che nemmeno un passero cade a terra senza che il Padre lo sappia, nemmeno un uccellino, piccolo, fragile, apparentemente insignificante, sfugge alla sua attenzione, e poi aggiunge che noi valiamo molto più di molti passeri, è il modo con cui ci assicura che siamo preziosi ai suoi occhi, che la nostra vita ha un valore immenso, che ogni nostra lacrima è raccolta, ogni nostra fatica è vista, ogni nostra speranza è conosciuta, Dio non è un sovrano lontano e distratto, non è un giudice severo che scruta i nostri errori da una distanza siderale, è un Padre che conosce le nostre fatiche, le nostre lacrime, le nostre speranze, che ascolta il nostro pianto e accoglie il nostro grido, nulla della nostra vita gli è indifferente, nulla è troppo piccolo per il suo amore, nulla è troppo grande per la sua misericordia, e questa consapevolezza, fratelli e sorelle, dovrebbe riempirci di una pace profonda, la pace che non viene dall’assenza di problemi ma dalla certezza di essere amati, la pace che non dipende dalle circostanze ma dalla presenza di Dio, la pace che il mondo non può dare e che nessuno può toglierci, questa domenica ci invita a vivere con più fiducia, a camminare con più leggerezza, a guardare il futuro con più speranza, come Geremia, impariamo a riconoscere che il Signore è accanto a noi nelle prove, che non ci abbandona nel momento del bisogno, che è un prode valoroso che combatte al nostro fianco, come Paolo, crediamo che la grazia è più forte del peccato, che la misericordia vince sempre, che l’amore di Dio è più grande di ogni nostra caduta, come ci insegna Gesù, non lasciamoci dominare dalla paura, non diamo il potere di paralizzare la nostra vita, ma affidiamoci all’amore del Padre che ci conosce e ci custodisce, e quando il timore entrerà nel nostro cuore, quando l’ansia busserà alla porta della nostra anima, ricordiamoci che siamo figli amati da Dio, che il suo amore ci avvolge come un mantello, che la sua mano ci sostiene anche quando vacilliamo, e chi si sa custodito dal Signore può affrontare anche le prove più difficili senza perdere la speranza, può camminare anche nel buio senza smarrirsi, può attraversare anche la valle oscura senza temere alcun male, perché il Signore è con lui, il Signore è il suo pastore, e nulla di ciò che è veramente importante gli mancherà, e questa certezza, fratelli e sorelle, è più forte di qualsiasi paura, più solida di qualsiasi incertezza, più duratura di qualsiasi prova, e a questa certezza noi ci aggrappiamo con tutto il cuore, con tutta la nostra anima, con tutte le nostre forze, perché essa è la nostra speranza, la nostra pace, la nostra vita.