Dove molti vedono soltanto una stazione ferroviaria, un luogo di passaggio o di attesa, la Fraternità di San Francesco ha scelto di vedere il volto di Cristo. Nella serata di giovedì 9 luglio 2026, il Superiore Generale, accompagnato da alcuni confratelli, si è recato davanti alla Stazione Ferroviaria di Foggia per condividere un momento di fraternità con i numerosi uomini e donne che vivono sulla strada, offrendo loro un pasto caldo, una parola di conforto e soprattutto la certezza di non essere dimenticati. Non è stata una semplice distribuzione di viveri, ma un’autentica testimonianza del Vangelo. I frati hanno voluto trascorrere del tempo con ciascuna persona, ascoltandone le storie, le sofferenze e le speranze, dimostrando che la carità cristiana non si esaurisce nell’offrire un piatto di cibo, ma si realizza pienamente nell’incontro con l’altro. Per molte delle persone presenti quella cena ha rappresentato molto più di un aiuto materiale. È stato un gesto di vicinanza umana, un segno concreto che qualcuno continua a guardarle con dignità, rispetto e amore, senza giudicare il loro passato né la loro condizione.
Fra Giovanni ha ricordato ai confratelli come il carisma francescano trovi la sua espressione più autentica proprio nell’incontro con gli ultimi:
«San Francesco ci ha insegnato a riconoscere Cristo nei poveri, negli ammalati, negli emarginati. Non possiamo limitarci a parlare di fraternità, ma dobbiamo viverla autenticamente. Ogni fratello che dorme per strada, ogni persona che tende la mano chiedendo un pezzo di pane, è un invito che il Signore rivolge alla nostra coscienza. Non siamo venuti qui per fare beneficenza, ma per incontrare Cristo presente nei più piccoli.»
Le ore trascorse davanti alla stazione, ci sono stati anche momenti di preghiera. Molti dei presenti hanno espresso gratitudine non soltanto per il pasto ricevuto, ma per l’attenzione e l’ascolto che raramente trovano nella vita quotidiana. La Fraternità di San Francesco considera infatti il servizio ai poveri una parte importante della propria missione. Fin dalla sua fondazione, l’Ordine si ispira all’esempio del Serafico Padre San Francesco d’Assisi, che scelse di vivere tra gli ultimi, condividendone le fatiche e annunciando il Vangelo attraverso opere di misericordia.
«Anche i vertici delle Chiese devono imparare cosa significhi stare in mezzo alla povera gente. Noi siamo chiamati a testimoniare Cristo tra coloro che soffrono. Oggi, in molte parrocchie e diocesi, sembra prevalere più il messaggio del “dio quattrino” che quello del Dio Trino. Ritornate tra la gente – agginge Fra Giovanni – come facciamo noi francescani. Vi accorgerete di quanto amore le strade del mondo chiedano alla Chiesa.»
In un tempo in cui il rischio dell’indifferenza è sempre più presente, gesti come quello vissuto a Foggia ricordano che la carità non è un’attività occasionale, ma una dimensione fondamentale della vita cristiana. Le periferie, le stazioni, le strade e i luoghi dell’emarginazione continuano ad essere spazi nei quali la Chiesa è chiamata a rendere visibile il volto misericordioso di Cristo.
Il Superiore Generale ha infine rivolto un appello ai fedeli e a tutte le persone di buona volontà affinché non rimangano indifferenti davanti alle tante forme di povertà che segnano le nostre città:
«La povertà non è un problema che riguarda qualcun altro. È una ferita che interpella tutti noi. Ognuno può fare qualcosa… offrire un pasto, dedicare qualche minuto all’ascolto di chi è solo, sostenere le opere di carità o semplicemente imparare a guardare il prossimo con gli occhi del Vangelo. La civiltà di una società si misura da come tratta i suoi ultimi.»
La Fraternità di San Francesco affida al Signore tutti i fratelli e le sorelle incontrati durante questa serata, chiedendo l’intercessione della Beata Vergine Maria e del Serafico Padre San Francesco affinché nessuno perda mai la speranza e affinché il cuore di ogni cristiano rimanga sempre aperto all’accoglienza, alla solidarietà e all’amore verso i più poveri.
«Perché avevo fame e mi avete dato da mangiare, avevo sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete accolto.» (Mt 25,35)