Fratelli e sorelle carissimi, il Vangelo di oggi ci presenta un momento solenne e decisivo nella vita di Gesù e nella nascita della sua Chiesa, il momento in cui Egli chiama a sé i suoi dodici discepoli e li costituisce apostoli, donando loro un potere che è la partecipazione alla sua stessa missione, il potere di scacciare gli spiriti impuri e di guarire ogni malattia e ogni infermità, e questo gesto è carico di significato, perché non è una semplice scelta di collaboratori ma è un vero e proprio atto di fondazione, Gesù sta creando un nuovo Israele, un nuovo popolo di Dio, rappresentato dai dodici apostoli che corrispondono alle dodici tribù di Israele, e li chiama non per un compito qualsiasi ma per una missione che è la prosecuzione della sua opera, la diffusione del Regno, la liberazione dal male, la guarigione delle ferite del corpo e dell’anima, e in questo gesto Gesù ci mostra che il suo progetto non è un progetto individuale ma comunitario, non è una via solitaria ma una strada che si percorre insieme, non è una missione affidata a uno solo ma a una comunità che è il segno del suo amore e della sua presenza nel mondo.
E il Vangelo si ferma a elencare i nomi dei dodici apostoli, e questo elenco che a prima vista può sembrare una semplice lista è invece un messaggio profondo, perché ogni nome è una storia, ogni nome è una chiamata, ogni nome è un uomo che ha lasciato tutto per seguire Gesù, e tra questi nomi troviamo persone diverse, con caratteri diversi, con provenienze diverse, c’è Simone, a cui Gesù dà il nome di Pietro, che diventerà la roccia su cui edificare la Chiesa, c’è Matteo il pubblicano, un uomo che era considerato un peccatore e un traditore agli occhi del popolo, un esattore delle tasse al servizio dei romani, eppure Gesù lo chiama e lo include nel suo gruppo, e c’è Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradirà, e questo particolare è impressionante, Gesù sapeva che Giuda lo avrebbe tradito, eppure lo ha scelto, lo ha amato, gli ha dato la sua fiducia, e questo ci dice che la chiamata di Dio non è il premio per la nostra perfezione ma è un dono gratuito che supera le nostre fragilità e i nostri limiti, e ci dice anche che Dio rispetta la nostra libertà fino alla fine, non ci costringe a essere fedeli, non ci toglie la possibilità di sbagliare, ma ci ama e ci chiama anche quando prevede che potremmo tradirlo, e questa è la grandezza del suo amore.
E poi Gesù dà loro le istruzioni per la missione, non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani, rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele, e questa indicazione non è un’esclusione dei pagani o dei Samaritani ma è un ordine di priorità, il Vangelo deve essere annunciato prima a Israele, il popolo eletto che per primo ha ricevuto la promessa, e solo dopo sarà portato a tutti i popoli, e Gesù sa che i suoi apostoli hanno bisogno di iniziare da ciò che è loro più vicino, da ciò che conoscono, da ciò che è familiare, per poi espandersi verso l’orizzonte più vasto, e questa è anche una lezione per noi, la missione comincia da dove siamo, da chi ci sta vicino, dalla nostra famiglia, dal nostro lavoro, dal nostro ambiente, e solo dopo si allarga a cerchi più ampi, non dobbiamo cercare missioni lontane se non siamo capaci di testimoniare il Vangelo in casa nostra, non dobbiamo sognare grandi imprese se non siamo fedeli nelle piccole cose di ogni giorno, e la missione dei dodici è semplice ma essenziale, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino, e il regno è la presenza di Gesù stesso, è il suo amore che viene a visitare il suo popolo, è la salvezza che si fa vicina, e questa vicinanza è la gioia che va annunciata a tutti.
Fratelli e sorelle, questo Vangelo ci parla della nostra vocazione, perché anche noi siamo chiamati da Gesù, anche noi abbiamo ricevuto il suo potere, non necessariamente di scacciare demoni e guarire malattie in modo spettacolare, ma il potere di portare il suo amore dove c’è odio, la sua speranza dove c’è disperazione, la sua pace dove c’è conflitto, e siamo chiamati a essere apostoli, cioè inviati, mandati nel mondo per essere segni del suo amore, e non siamo soli in questa missione, siamo parte di una comunità, la Chiesa, che ci sostiene e ci accompagna, e abbiamo come modello i santi, come Santa Maria Goretti che abbiamo celebrato ieri, una ragazza che con la sua vita semplice e il suo martirio ha testimoniato il Vangelo con una forza straordinaria, e che ci insegna che la santità non è questione di grandi imprese ma di fedeltà quotidiana, di amore concreto, di perdono profondo.
E la nostra missione comincia da qui, da dove siamo, con le persone che incontriamo ogni giorno, con i fratelli e le sorelle che condividono la nostra vita, con i poveri e gli affaticati che incontriamo lungo la strada, e dobbiamo predicare non solo con le parole ma con la vita, annunciare che il regno è vicino con la nostra gioia, con la nostra pazienza, con la nostra capacità di perdonare, con il nostro amore che non si stanca, e quando Gesù dice che la messe è abbondante ma gli operai sono pochi, ci sta dicendo che c’è bisogno di noi, che la nostra vita ha un senso, che siamo chiamati a essere operai nella sua messe, e questa è una grande responsabilità ma anche una grande gioia, perché lavorare per il Regno è la cosa più bella che possiamo fare, è il modo migliore di usare il nostro tempo e le nostre energie, è il cammino che ci porta alla meta finale, alla comunione piena con Lui.
Fratelli e sorelle, lasciamoci chiamare da Gesù, come ha chiamato i dodici, lasciamoci inviare nel mondo, come ha inviato loro, e andiamo con la semplicità e il coraggio di chi sa che non è solo, ma che cammina con Lui e con i fratelli, e che la sua grazia è sufficiente per ogni missione, per ogni prova, per ogni fatica, e che la ricompensa non è un premio terreno ma la gioia di essere suoi discepoli e di partecipare alla sua opera di salvezza, e con questa fiducia e questa speranza, andiamo avanti, testimoni del Vangelo, operai nella messe, apostoli del Regno, fino al giorno in cui il Signore ci dirà, venite, benedetti del Padre mio, ricevete il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo, e allora la nostra gioia sarà piena e la nostra missione compiuta, per tutti i secoli dei secoli.