Fratelli e sorelle carissimi, vi parlo con il cuore aperto, perché le letture di questo Sabato della XI settimana del Tempo Ordinario mi hanno davvero scosso dentro e non riesco a tenere per me ciò che ho riflettuto, sono due le immagini che la Parola di Dio ci mette davanti e più le guardo più mi accorgo che non sono poi così lontane, anzi, si intrecciano come i fili di una trama che si stringe attorno alla nostra vita quotidiana, da un lato c’è il popolo che dimentica il Signore, quel popolo che nel secondo libro delle Cronache, dopo la morte del sacerdote Ioiadà, si perde, si allontana, si smarrisce quasi senza accorgersene, e dall’altro lato c’è Gesù che ci dice di non preoccuparci del domani, di guardare gli uccelli del cielo e i gigli del campo, di imparare da loro la leggerezza della fiducia, ma cosa c’è in mezzo tra queste due realtà, c’è la nostra vita, con le sue fatiche, le sue paure, le sue domande senza risposta, c’è il nostro cuore che oscilla tra la voglia di credere e la tentazione di fare da soli, tra l’aprirsi alla grazia e il chiudersi nelle proprie sicurezze.
Vi confesso che quando ho letto la prima lettura ho provato un senso di tristezza profonda, non perché sia una storia antica e lontana, ma perché è terribilmente attuale, è la nostra storia, è la storia di ogni uomo e di ogni donna che si lascia scivolare addosso la presenza di Dio fino a non sentirla più, il popolo di Israele non ha smesso di credere da un giorno all’altro, non ha bruciato i templi in un impeto di rabbia, non ha rinnegato pubblicamente la fede, semplicemente ha smesso di ascoltare, ha smesso di mettere Dio al primo posto, ha smesso di considerarlo come il centro attorno a cui tutto ruota, e quando il centro viene meno, tutto si sgretola, ma lentamente, quasi impercettibilmente, come un muro che cede mattone dopo mattone, dopo Ioiadà, il popolo si è trovato senza quella figura forte che li richiamava all’alleanza e allora, poco a poco, hanno cominciato a seguire altri dèi, non dèi di legno e di pietra, ma dèi più sottili, più nascosti, più comodi, il potere, il benessere, la propria volontà, il proprio punto di vista, la propria idea di giustizia, e Dio, che è fedele anche quando noi siamo infedeli, ha continuato a mandare profeti, ha continuato a bussare alla loro porta, ha continuato a parlare attraverso Zaccaria e attraverso tanti altri, ma loro non volevano ascoltare, e sapete perché, perché la parola del profeta è scomoda, perché la parola del profeta ti smuove, ti toglie le certezze, ti costringe a guardarti dentro, ti obbliga a fare i conti con la verità che non sempre è piacevole, e allora è più facile zittirla, come hanno fatto con Zaccaria, fino a lapidarlo.
Fratelli e sorelle, non serve uccidere fisicamente un profeta per allontanare Dio, basta ignorare la coscienza quando ci parla, basta soffocare quel sottile disagio che sentiamo quando facciamo qualcosa che non va, basta dire a noi stessi che va tutto bene quando invece qualcosa si è rotto dentro, basta mettere il cellulare davanti alla preghiera, basta riempire la giornata di cose da fare per non avere un momento di silenzio in cui ascoltare, basta credere di poter essere padroni della nostra vita, di poter gestire tutto con le nostre forze, di non avere bisogno di nessuno, nemmeno di Dio, ecco il profeta che uccidiamo ogni giorno, non con le pietre, ma con l’indifferenza, con la superficialità, con la fretta, e poi arriva il Vangelo e Gesù ci guarda con occhi pieni di tenerezza e ci dice una cosa che sembra folle, che sembra impossibile da mettere in pratica, eppure è la sola cosa che può salvarci dalla prigione dell’ansia, non preoccupatevi del domani, quante volte lo ripetiamo a noi stessi e quante volte invece ci ritroviamo a stare svegli la notte, a fare mille piani, a immaginare scenari catastrofici, a consumare energie preziose per cose che forse non accadranno mai.
Io vi dico la verità, io per primo sono uno che si preoccupa, uno che cerca di tenere tutto sotto controllo, uno che pensa e ripensa e ripensa ancora a come risolvere i problemi, a come evitare gli ostacoli, a come prepararsi al peggio, e poi mi fermo un attimo e guardo il cielo e vedo gli uccelli che volano liberi, che non seminano, non raccolgono, non ammassano nei granai, eppure il Padre li nutre, e guardo i campi e vedo i gigli che crescono senza fatica, senza strapparsi i capelli per il domani, eppure sono più belli di Salomone in tutta la sua gloria, e allora mi chiedo, mi chiedo davvero, perché faccio così tanta fatica a fidarmi, perché mi sembra che se non ci penso io, se non mi preoccupo io, se non controllo io, tutto andrà a rotoli, ma è vero, forse è solo un’illusione, forse è solo la mia paura di non essere abbastanza, di non farcela, di essere travolto, Gesù non ci dice di essere irresponsabili, attenzione, non ci dice di chiudere gli occhi e lasciare che la vita ci travolga come foglie al vento, ci dice solo di non fare dell’ansia la nostra padrona, ci dice di non mettere il futuro al posto di Dio, ci dice che c’è una Provvidenza che ci sostiene, che ci accompagna, che conosce i nostri bisogni prima ancora che li esprimiamo, e questa è una verità che fa paura e allo stesso tempo dona una pace che non si può spiegare con le parole.
La fatica più grande, fratelli e sorelle, è che noi vogliamo avere tutto chiaro, vogliamo sapere come andranno le cose, vogliamo una garanzia, una certezza matematica, ma la fede non funziona così, la fede è un salto, è un abbandono, è un lasciarsi andare nelle braccia di qualcuno che ci ama più di quanto noi possiamo immaginare, e mentre scrivo queste parole, mentre le pronuncio con il cuore, penso a tutte le volte che ho sprecato energie per cose che non sono mai successe, penso a tutte le notti insonni passate a immaginare disastri che non si sono mai verificati, penso a tutta quella fatica inutile che potevo trasformare in preghiera, in fiducia, in abbandono, e mi pento, sinceramente mi pento, non perché sia sbagliato programmare o pensare al futuro, ma perché ho dato all’ansia un potere che non ha, ho lasciato che occupasse spazi che appartenevano solo a Dio, il Vangelo di oggi è un invito a vivere il presente, a cogliere l’istante, a non sprecare oggi per preoccuparmi di domani, perché domani appartiene a Dio, domani è nelle sue mani, e io posso solo affidarmi e camminare.
Ma c’è un legame profondo tra la prima lettura e il Vangelo, c’è un filo sottile che li unisce e che forse a prima vista non si vede, il popolo che dimentica Dio è lo stesso popolo che poi si riempie di paure, è lo stesso popolo che cerca disperatamente di controllare tutto perché ha perso la fiducia in Colui che governa la storia, quando Dio non è al centro, quando lo mettiamo da parte, quando lo relegiamo in un angolo della nostra vita, allora le nostre paure crescono, si gonfiano, diventano gigantesche e noi ci sentiamo soli, abbandonati, senza un appiglio, e allora cominciamo a preoccuparci, a calcolare, a correre, a fare mille piani perché abbiamo paura che senza di noi, senza il nostro controllo, tutto vada in frantumi, e invece, quando Dio torna al centro, quando lo rimettiamo al primo posto, quando ricominciamo ad ascoltare la sua Parola e a fidarci di Lui, allora le paure si ridimensionano, le ansie perdono forza, il futuro non ci spaventa più perché sappiamo che Lui ci cammina accanto, non è un incantesimo, non è una formula magica, è una relazione, è un legame che si costruisce giorno dopo giorno, preghiera dopo preghiera, gesto dopo gesto, è imparare a dire ogni mattina Signore, io non so cosa mi porterà questa giornata, non so quali difficoltà incontrerò, non so se avrò la forza di affrontare tutto, ma so che Tu sei con me, so che non mi lasci solo, so che anche se cado Tu mi rialzi, e imparare a dire ogni sera Signore, ti ringrazio per questo giorno, per le gioie e per le fatiche, per le persone che ho incontrato, per le grazie che mi hai donato, e anche per le croci, perché so che tutto concorre al bene di chi Ti ama.
Fratelli e sorelle, forse stiamo cercando risposte troppo grandi, forse vogliamo capire tutto, avere tutto chiaro, risolvere ogni dubbio, ma la vita è mistero, la fede è mistero, e il mistero non si risolve, si vive, si abbraccia, si accoglie, non dobbiamo avere tutte le risposte, dobbiamo solo avere il coraggio di affidarci a Colui che le risposte le conosce tutte e che ci ama e ci vuole bene, e allora, cosa possiamo fare, concretamente, per uscire da questa spirale di dimenticanza e di ansia, forse possiamo cominciare da piccole cose, fermarci un attimo al mattino, prima di tuffarci nel caos della giornata, e dire una preghiera semplice, Signore, ti affido questa giornata, ti affido le mie preoccupazioni, ti affido le persone che incontrerò, fa che io sia strumento della tua pace, e poi, durante la giornata, quando sentiamo l’ansia che sale, quando il cuore comincia a battere più forte per qualcosa che non possiamo controllare, fermiamoci, facciamo un respiro profondo, e ripetiamo piano piano Tu sei con me, Signore, non ho paura, e alla sera, prima di chiudere gli occhi, facciamo un esame di coscienza non per colpevolizzarci, ma per riconoscere la presenza di Dio in quelle piccole cose che abbiamo trascurato, in quei momenti di grazia che abbiamo lasciato passare, in quelle occasioni d’amore che abbiamo sprecato, e ringraziamo, perché anche nelle giornate più difficili, anche nei momenti più bui, c’è sempre qualcosa per cui ringraziare, c’è sempre una luce accesa, c’è sempre una mano tesa, la fiducia cresce così, come una pianta che ha bisogno di acqua ogni giorno, non di un diluvio una volta all’anno, è nella quotidianità che impariamo a fidarci, è nelle piccole cose che scopriamo la grandezza di Dio, è nei gesti semplici che sperimentiamo la sua fedeltà.
E quando il Signore è al centro, quando è Lui a guidare la nostra vita, allora anche le difficoltà diventano più leggere, perché sappiamo di non affrontarle da soli, sappiamo che c’è un Padre che ci guarda, che ci ama, che ci sostiene, che non ci abbandona mai, anche nei momenti di buio, anche quando tutto sembra crollare, anche quando le risposte non arrivano, Lui c’è, sempre, fedele, anche quando noi siamo infedeli, e questa è la nostra speranza, questa è la nostra forza, questa è la nostra pace, non una pace fatta di assenza di problemi, sarebbe una pace illusoria, ma una pace che nasce dalla certezza di essere amati, di essere nelle mani giuste, di essere figli di un Dio che non dorme mai, che non si dimentica mai, che non si stanca mai di amarci, fratelli e sorelle, la prima lettura ci mette in guardia dal rischio di dimenticare Dio, ci ricorda quanto sia facile lasciarsi distrarre, quanto sia umano perdersi dietro a idoli piccoli e meschini, ma il Vangelo ci apre una strada, ci indica una via, ci dona una speranza, non preoccupatevi del domani, perché il Padre vostro celeste sa che ne avete bisogno, che bella questa parola, sa che ne avete bisogno, non è un Dio lontano, distratto, indifferente, è un Padre che conosce i suoi figli, che sa cosa serve loro, che li ama con un amore più grande di qualsiasi paura, più forte di qualsiasi ansia, più profondo di qualsiasi dubbio.
Allora, usciamo da questa celebrazione con un cuore diverso, con uno sguardo nuovo, con la voglia di ricominciare, non portiamo con noi il peso di domani, non portiamo con noi le paure che non sono ancora accadute, non portiamo con noi il fardello di cose che non dipendono da noi, portiamo invece la fiducia, portiamo la speranza, portiamo la certezza che siamo amati, e impariamo a vivere un giorno alla volta, come gli uccelli del cielo che non seminano ma sono nutriti, come i gigli del campo che non faticano ma sono vestiti di bellezza, perché il nostro Padre sa, il nostro Padre vede, il nostro Padre provvede, e questo basta, questo deve bastare, questo sarà sempre abbastanza, chiediamo allora, con tutto il cuore, la grazia di un cuore capace di ascoltare, capace di accogliere la Parola che scomoda e che consola, capace di mettere Dio al primo posto, al centro, alla guida della nostra vita, chiediamo la grazia di vivere senza ansia, senza paura, senza quella frenesia che ci consuma e ci svuota, chiediamo la grazia di imparare ogni giorno, un po’ di più, ad affidarci, e così, piano piano, giorno dopo giorno, passo dopo passo, scopriremo che la pace che cerchiamo non è lontana, non è un sogno irrealizzabile, non è una meta irraggiungibile, è qui, adesso, nel nostro cuore, nella nostra vita, nelle nostre mani, se solo impariamo a lasciarci amare, se solo impariamo a fidarci, se solo impariamo a vivere non da padroni ma da figli, e questa, fratelli e sorelle, è la vera libertà, non fare tutto da soli, ma sapere che non siamo soli, non avere il controllo di tutto, ma sapere che Qualcuno controlla per noi, non vivere nel timore del domani, ma sapere che il domani è già nelle mani di un Padre che ci ama, e allora possiamo camminare leggeri, possiamo guardare il futuro con speranza, possiamo affrontare le difficoltà con coraggio, perché non siamo più schiavi della paura, ma figli della fiducia, non siamo più prigionieri dell’ansia, ma liberi nell’amore, non siamo più soli in mezzo al mare, ma accompagnati da Colui che cammina sulle onde, che questo Sabato ci porti nel cuore questa certezza, che la Parola di Dio entri in noi, ci trasformi, ci converta, ci doni la pace che il mondo non può dare, e che impariamo, ogni giorno un po’ di più, a vivere come gli uccelli del cielo e i gigli del campo, leggeri, affidati, sereni, perché il nostro Padre sa e questo ci basta.