Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 5,13-16)
In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente. Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».
COMMENTO AL VANGELO
La V Domenica del Tempo Ordinario ci pone davanti a parole esigenti e luminose, che toccano l’identità più profonda del discepolo. Gesù non dice “dovete diventare”, ma “voi siete”: sale e luce. È una dichiarazione che nasce dall’incontro con Lui e dalla partecipazione alla sua vita. In questa domenica, la memoria di Santa Giuseppina Bakhita rende queste parole ancora più concrete, perché la sua storia mostra come la luce del Vangelo possa risplendere anche là dove l’oscurità sembra avere il sopravvento.
Nel Vangelo, Gesù affida ai suoi discepoli una responsabilità che non nasce dall’orgoglio, ma dal dono ricevuto. Il sale dà sapore senza imporsi, la luce illumina senza fare rumore. Essere luce del mondo non significa mettersi al centro, ma permettere che attraverso la propria vita passi qualcosa di più grande, capace di orientare, riscaldare e dare speranza. La luce non è per essere nascosta, ma per essere condivisa, perché la gloria non vada all’uomo, ma al Padre che è nei cieli.
La figura di Santa Giuseppina Bakhita illumina in modo particolare questo Vangelo. Segnata dalla schiavitù, dall’umiliazione e dal dolore, ha conosciuto la notte più profonda dell’esistenza umana. Eppure, proprio lì, il Vangelo ha acceso in lei una luce nuova. L’incontro con Cristo non ha cancellato il suo passato, ma lo ha trasfigurato, trasformando la sofferenza in compassione e la ferita in libertà interiore. La sua vita semplice e nascosta è diventata una testimonianza silenziosa ma potentissima della luce che nessuna violenza può spegnere.
Le parole di Gesù ci interrogano allora sul modo in cui viviamo la nostra fede nel quotidiano. Essere luce non richiede gesti straordinari, ma coerenza, bontà concreta, capacità di stare accanto agli altri senza giudicare. Come Bakhita, anche noi siamo chiamati a lasciare che la luce ricevuta illumini le relazioni, il lavoro, le ferite personali e quelle del mondo. Quando la fede si traduce in opere buone, diventa segno credibile e apre il cuore di chi guarda alla lode di Dio.
Questa domenica ci ricorda che il cristiano non è chiamato a brillare di luce propria, ma a riflettere quella di Cristo. La memoria di Santa Giuseppina Bakhita ci assicura che anche nelle situazioni più buie è possibile essere luce, perché la vera libertà nasce dall’incontro con il Signore. Accogliendo la sua parola e lasciandoci trasformare dal suo amore, la nostra vita può diventare un piccolo candelabro acceso, capace di illuminare il cammino degli altri e di rendere gloria al Padre.