La chiesetta intitolata a Santa Maria degli Angeli, edificata probabilmente nel IV secolo e successivamente passata sotto la proprietà dei monaci benedettini, prende il nome dalla zona denominata “Portiuncula”, che letteralmente indica la piccola porzione di terreno su cui sorgeva. Rimasta per lungo tempo in stato di abbandono, fu la terza chiesa ad essere restaurata direttamente da san Francesco dopo il “mandato” ricevuto dal Crocifisso di San Damiano. Egli qui comprende chiaramente la sua vocazione e qui fonda l’Ordine dei Frati Minori nel 1209, affidandolo alla protezione della Vergine Madre di Cristo, cui la chiesina è dedicata. Dai Benedettini Francesco ottenne in dono il luogo e la cappella per farne il centro del nuovo Ordine nascente. Il 28 marzo 1211, Chiara di Favarone di Offreduccio vi riceve dal Santo l’abito religioso, dando inizio all’Ordine delle Povere Dame (Clarisse). Nel 1216, in una visione, Francesco ottiene da Gesù stesso l’Indulgenza conosciuta come “Indulgenza della Porziuncola” o “Perdono di Assisi”, approvata dal Papa Onorio III. Alla Porziuncola, che fu ed è il centro del francescanesimo, il Poverello raduna ogni anno i suoi frati nei Capitoli (adunanze generali), per discutere la Regola, per ritrovare di nuovo il fervore e ripartire per annunciare il Vangelo nel mondo intero.
Per volere del Papa san Pio V (1566-1572), al fine di custodire le cappelle della Porziuncola, del Transito e del Roseto e altri luoghi resi sacri dalla memoria di san Francesco, e accogliere i tanti pellegrini che da ogni luogo si recano a visitarli, tra il 1569 e il 1679 viene edificata la grande Basilica di S. Maria degli Angeli. Il progetto originario di Galeazzo Alessi (1512-1572) è caratterizzato da una rigorosa semplicità strutturale, conforme all’ideale francescano di povertà. I forti eventi tellurici che scuotono l’Umbria nel 1832 provocano danni gravissimi alla Basilica. Al termine di un lungo e complesso restauro, diretto dall’architetto Luigi Poletti, essa viene riaperta al culto l’8 settembre del 1840. La facciata viene rielaborata radicalmente su un progetto di Cesare Bazzani, con l’intento di conferirle una monumentalità degna dell’importanza del Santuario. Questa è inaugurata l’8 giugno 1930 e alla sua sommità viene collocata un’imponente statua della Vergine in bronzo dorato.
Si tratta di un semplice vano in pietra in cui era situata l’infermeria del primitivo convento. San Francesco trascorre qui gli ultimi giorni della sua vita e deposto nudo sulla nuda terra, vi muore la sera del 3 ottobre 1226, dopo aver aggiunto gli ultimi versi al suo Cantico delle creature: “Laudato sii mi’ Signore, per sora nostra morte corporale da la quale nullo homo vivente po skappare: guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali; beati quelli ke trovarà ne le tue sanctissime voluntate, ka la morte secunda nol farrà male”.
Ogni anno, il 3 ottobre, verso il tramonto, si celebra qui solennemente la Commemorazione Nazionale del Transito del Santo, Patrono d’Italia. Il giorno 3 di ogni mese, al termine della celebrazione dei Vespri i Frati della Porziuncola si recano processionalmente alla Cappella del Transito per commemorare la nascita al Cielo del Poverello d’Assisi.
Il Roseto
Questa zona del Santuario è ciò che rimane dell’antica selva dove i frati dimorarono. Qui si trova il Roseto, tra le cui spine una notte Francesco si rotola per vincere il dubbio e la tentazione: vedi la sintesi del racconto. Segue a fondo pagina la documentazione di carattere scientifico. Secondo una tradizione – attestata* già dalla fine del Duecento – i rovi, a contatto col corpo del Poverello, si cambiano in rose senza spine, dando origine alla “Rosa Canina Assisiensis”, che ancora oggi continua a fiorire solo alla Porziuncola.
Il Roseto è visitabile nei seguenti orari: dalle 7.30 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 19.00.
Cortile delle Rose
Il cortile, costruito nel 1882, attraversa e collega la Basilica ad alcuni dei luoghi più sacri alla memoria di san Francesco, che trascorse qui la maggior parte della sua vita. Qui sempre ritornava, come al centro di attrazione del suo spirito, dopo le lunghe peregrinazioni apostoliche. Il monumento in bronzo, di Vincenzo Rosignoli (1916) ricorda l’episodio di una pecorella donata a Francesco che egli accettò volentieri, per la sua semplicità e innocenza.